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Fisica Tecnica Università di Cagliari · DICAAR
Ingegneria e Architettura

Strumenti

Ciclo inverso e pompa di calore

La stessa macchina, girata, è un frigorifero o una pompa di calore: toglie calore da dove è freddo e lo porta dove è caldo, spendendo lavoro. Qui il ciclo si calcola punto per punto con un'equazione di stato — niente tabelle da interpolare — e si vede sul diagramma su cui si è sempre disegnato.

Fluido
Critico a 78,1 °C e 57,8 bar · classe di sicurezza A2L · GWP 675.

Il fluido con cui si è sostituito l'R410A nelle macchine piccole: stessa taglia di impianto, un terzo del GWP, ma è leggermente infiammabile e la temperatura di fine compressione è alta.

Temperature del ciclo
Qualche grado sotto la sorgente fredda: serve il salto per far passare il calore nello scambiatore.
Qualche grado sopra il pozzo caldo. Con i radiatori a 60 °C si condensa a 65; con un pavimento radiante a 35, a 40. È la differenza che decide il COP.
Serve a non far arrivare liquido al compressore.
Guadagnato gratis in fondo al condensatore: aumenta l'effetto utile senza costare lavoro.
Compressore
Quanto il compressore si avvicina alla compressione senza perdite. 0,65-0,75 per uno scroll, fino a 0,85 per una vite grande e ben accoppiata.
Macchina ed esercizio
A pieno carico equivalente: non le ore in cui la macchina è accesa, ma quelle che darebbero la stessa energia.
3,72 COP

Calore reso per ogni unità di energia elettrica assorbita. Il limite di Carnot fra queste due temperature è 6,77: la macchina ne realizza il 55 %.

EER in raffrescamento
2,80
Potenza elettrica assorbita
2,69 kW
Potenza al condensatore
10,0 kW
Potenza all'evaporatore
7,5 kW
Portata di fluido
30,3 g/s
Portata volumetrica aspirata
5,60 m³/h
Cilindrata necessaria
6,11 m³/h
Pressioni
7,65 → 28,23 bar (rapporto 3,7)
Temperatura di fine compressione
114 °C
Titolo dopo la valvola
27 %

In un anno

Energia termica resa
12.000 kWh
Energia elettrica assorbita
3.226 kWh
Spesa per l'elettricità
806 €
Gas che servirebbe a una caldaia
12.632 kWh sul potere calorifico inferiore, cioè circa 1.316 m³ di metano
-20 °C 0 °C 20 °C 40 °C 60 °C 2 5 10 20 50 200 300 400 500 600 entalpia [kJ/kg] pressione [bar] 1 2 3 4 R32 curva limite isoterme titolo isoentropiche ciclo ideale
Il ciclo sul diagramma pressione-entalpia dell'R32. Le lunghezze orizzontali sono le energie per chilogrammo: il tratto 4→1 è il calore tolto al freddo, il tratto 2→3 quello ceduto al caldo, e il tratto 1→2 il lavoro. La tratteggiata è la compressione che si avrebbe senza perdite: lo scarto fra le due è l'irreversibilità del compressore.

I quattro punti

Punto t
°C
p
bar
h
kJ/kg
s
kJ/(kg·K)
v
m³/kg
titolo
1 aspirazione del compressore 3,0 7,65 532,8 2,227 0,0513 —
2 mandata del compressore 114,4 28,23 614,3 2,292 0,0188 —
2s mandata se la compressione fosse isoentropica 93,1 28,23 589,9 2,227 0,0171 —
3 uscita dal condensatore 40,0 28,23 284,6 1,280 0,0013 —
4 ingresso dell'evaporatore -2,0 7,65 284,6 1,312 0,0141 0,266

Entalpia ed entropia non hanno uno zero naturale: qui si usa la convenzione internazionale del freddo — liquido saturo a 0 °C con h = 200 kJ/kg e s = 1 kJ/(kg·K) — che è la stessa delle tabelle dei produttori, così i numeri si confrontano direttamente. Quello che conta comunque sono le differenze, che non dipendono dallo zero scelto.

Gli stessi salti di temperatura, cambiando fluido

Stesse temperature, stessi rendimenti, stessa potenza. Il COP cambia poco — è la termodinamica a decidere, non il fluido — mentre cilindrata e pressioni cambiano moltissimo: è lì che si vede perché una macchina ad ammoniaca e una a R410A non si somigliano.

Fluido COP EER pcond
bar
portata
g/s
cilindrata
m³/h
fine compr.
°C
GWP
R32 A2L 3,72 2,80 28,2 30,3 6,11 114 675
R410A A1 3,65 2,73 27,5 46,5 6,76 88 2088
R134a A1 3,93 3,01 11,6 52,2 16,19 67 1430
R290 A3 3,88 2,96 15,4 27,9 11,51 67 3
R717 B2L 4,00 3,08 17,8 7,0 9,18 162 0
R744 A1 non condensa a 45 °C (critico a 31,0 °C) 1

Quanto costa alzare la temperatura di mandata

Stesso fluido, stessa macchina, stessa sorgente fredda. Cambia solo la temperatura a cui si deve cedere il calore — cioè il tipo di terminale che si ha in casa.

Terminale condensazione
°C
COP elettrico
kW
spesa annua
€
pavimento radiante, 30 °C 35 4,76 2,10 630
ventilconvettori, 40 °C 45 3,72 2,69 806
radiatori a bassa temperatura, 50 °C 55 3,02 3,32 995
radiatori tradizionali, 65 °C 70 2,27 4,40 1.321

È il numero che decide se conviene cambiare la caldaia o cambiare i radiatori. Fra il pavimento radiante e i radiatori tradizionali, con lo stesso fabbisogno, la bolletta cambia di parecchio — e la differenza non la recupera nessuna macchina, perché è termodinamica.

Perché il COP può essere maggiore di uno

Perché non è un rendimento. Un rendimento confronta l'energia utile con quella spesa, e non può superare uno; il COP confronta il calore spostato con il lavoro speso per spostarlo. La macchina non crea calore: lo prende dall'aria fredda di fuori — che di calore ne ha, anche a zero gradi — e lo porta dentro. Il lavoro serve a farlo andare dalla parte sbagliata, dal freddo al caldo.

Il limite non è uno, è il ciclo di Carnot fra le stesse due temperature:

\text{COP}_{\text{Carnot}} = \frac{T_{\text{caldo}}}{T_{\text{caldo}} - T_{\text{freddo}}}

con le temperature in kelvin. Dice una cosa sola, ma la dice forte: quello che conta è la differenza fra le due temperature. Dimezzarla raddoppia il limite. È per questo che una pompa di calore su pavimento radiante consuma molto meno della stessa macchina sui radiatori, e per questo un frigorifero di casa, che deve scendere a −18 °C, ha un EER modesto.

Come si legge il diagramma

Il ciclo è quasi un rettangolo, e non per caso. Condensazione ed evaporazione avvengono a pressione costante, quindi sono orizzontali. La laminazione nella valvola è isoentalpica — non c'è lavoro e non c'è scambio di calore, solo attrito — quindi è verticale. Solo la compressione è obliqua.

Di conseguenza, con un righello: il segmento 4→1 è il calore tolto all'ambiente freddo, il segmento 2→3 quello ceduto al caldo, il segmento 1→2 il lavoro. Il COP è il rapporto fra la lunghezza di 2→3 e quella di 1→2. Si vede a occhio se una macchina è buona.

Due cose che si imparano guardando, e che i numeri da soli non dicono. La prima: la laminazione butta via lavoro. Il tratto 3→4 è verticale perché l'entalpia si conserva, ma l'entropia cresce: parte del liquido evapora subito e quella parte non toglierà più calore a nessuno. Il titolo all'ingresso dell'evaporatore — 27 % — è esattamente la frazione di portata sprecata. La seconda: la compressione reale finisce più a destra di quella ideale, e quella distanza è energia elettrica trasformata in calore inutile invece che in pressione.

Da dove vengono le proprietà del fluido

Non da tabelle, ma da un'equazione di stato: la Peng-Robinson, che da quattro numeri per fluido — temperatura e pressione critiche, fattore acentrico e massa molare — ricava pressione di saturazione, entalpia, entropia e volume in ogni punto, sia nel liquido che nel vapore che sotto la campana.

p = \frac{RT}{v-b} - \frac{a(T)}{v^2 + 2bv - b^2}

Entalpia ed entropia si ottengono sommando al gas ideale le funzioni di scostamento, che sono l'integrale analitico di quanto il fluido reale si allontana da quello ideale. La saturazione si trova imponendo l'uguaglianza delle fugacità fra liquido e vapore, che è la condizione di equilibrio fra le due fasi.

Quanto fidarsi

Le costanti critiche sono quelle delle equazioni di riferimento di ciascun fluido, verificate una per una sulle schede dei produttori. Il modello invece è approssimato, e si sa di quanto: rispetto alle equazioni di riferimento — che hanno decine di coefficienti aggiustati su migliaia di misure — la Peng-Robinson sbaglia la pressione di saturazione di circa l'uno percento e l'entalpia di vaporizzazione di qualche percento. Sulle differenze di entalpia, e quindi sul COP, l'errore resta sotto il paio di percento: su un ciclo di riferimento a R134a fra 0 e 40 °C il COP calcolato qui è 6,50 contro 6,51 del calcolo esatto.

La densità del liquido invece la sbaglia anche del dieci percento, e per questo in pagina non compare mai. Vale la regola generale: questo strumento serve a confrontare — due fluidi, due temperature di mandata, due macchine — non a dimensionare uno scambiatore.

Restano fuori dal modello, e nella realtà contano: le perdite di carico negli scambiatori e nelle tubazioni, che allargano il salto di pressione effettivo; lo scambio termico, cioè i gradi di differenza che servono davvero fra fluido e aria o acqua; i cicli di sbrinamento, che su una pompa di calore ad aria tolgono una fetta importante del rendimento stagionale; e la parzializzazione, perché una macchina passa quasi tutto il tempo lontano dal punto di progetto. Per il rendimento su un'intera stagione la pagina giusta è il confronto annuo.

Che cosa è questo strumento, e che cosa non è

È materiale didattico. Serve a vedere come si muovono le cose — raddoppio la massa e cosa guadagno, sposto un parametro e dove va il risultato — e a far capire un procedimento che altrimenti resta una formula sul quaderno. I metodi di calcolo sono quelli delle norme citate; le costanti che vengono dalle norme sono riportate fedelmente, perché una costante sbagliata insegnerebbe una cosa sbagliata.

Ma i modelli sono semplificati, e ogni pagina dice i suoi: dove si calcola invece di misurare, dove si usa un valore tipico invece di un dato di prova, dove la norma distingue casi che qui sono accorpati. Lo scarto rispetto a una misura in opera è di qualche decibel, e in acustica qualche decibel è la differenza fra un collaudo passato e uno fallito.

Quindi: non si firma niente con questi numeri. Una valutazione previsionale si fa con i dati di prova dei prodotti che si installano davvero, con il modello dettagliato dove serve, e da parte di chi se ne assume la responsabilità. Qui si impara come funziona.

Da qui